Ah così proprio?

Il bello del mondo è quando delude le tue aspettative.

Non è una frase a cazzo buttata lì per un qualche volere divino. È realtà.

Rimasi sorpresa un giorno quando un uomo mi disse: io ai miei figli auguro il peggio, perché è facile augurare il meglio, lo fanno tutti. Ma non serve, è dal peggio che si scopre quanto si possa arrivare in alto, o in basso, nel peggiore dei casi.

Aveva ragione. Come sempre poi. Il mondo è sempre lì pronto a contraddirti, e fa bene! Permette di modificare il labirinto degli schemi mentali che fin ora abbiamo creato e che non ci permettono di prendere in considerazione alternative infinite. Chiudi nel palmo una realtà, e appena lo riaprirai vedrai solo il tuo palmo, puf! Svanita. Esatto. Mitico.

Il giorno che il mondo mi darà ragione, sarà probabilmente il giorno ultimo del mondo stesso. Buonanotte.

H.S.H

Queste mura mi conoscono più di qualsiasi persona al mondo, più di ogni casa in cui ho vissuto. In soli 7 mesi hanno visto più di me di quanto abbia visto io, di me.

Fedeli e mute. Avessero un espressione in questo momento sarebbe quella di una mamma che guarda il suo bambino che piange perché gli è caduto il gelato. Si, proprio quella. Un sorriso e occhi dolci, la testa inclinata che fa un lieve “no”, e poi gli accarezza la testa.

Home sweet home.

Cara mia

Cara paura mia. Quanta compagnia mi fai.

L’elemento che più mi nutre le mie insicurezze è l’unica certezza che ho. Potrei quasi dire di essere composta al 90% di te. Che dire, grazie.

Sei germogliata in terreno arido innaffiata dalle esperienze e sei riuscita a crearti un bosco intorno. Un bosco dove mi piace passeggiare. Verrò sempre a trovarti, a darti da bere e prendermi cura di te, come fai tu con me.

Flusso di pensieri

A volte basta una boccata d’aria, un respiro profondo a rimettere almeno un po’ insieme i pezzi. Fermarsi un secondo a pensare. Non avere fretta di nulla.

Non costringerti ad essere, non limitarti. Datti tempo per ogni cosa.

La sera mi piace sedermi in balcone, fumarmi una sigaretta e guardare piano piano le luci delle altre case che si spengono, finché non rimane accesa solo la mia. Qualche televisore a far compagnia al sonno solitario o no, di qualcuno. Vanno a dormire e lasciano al giorno dopo i pensieri.

Il cielo scuro abbraccia la città, magari un po’ di nebbia, ma tanto prima o poi sparirà anche quella. Il silenzio delle vie mette pace, qualche stella dallo sguardo indifferente ti fissa.

Si può sentire il peso di un vuoto?

Ci sono volte in cui ti senti in dovere di fare, senti il bisogno di non stare fermo. Ci sono situazioni che richiedono però un momento di stallo, devi accettare che il mondo gira da un verso e basta, non esiste soluzione per tutto, o meglio, non esiste soluzione che ti vada bene, per tutto. Ou svegliati, e schiaffo sulla nuca.

Momenti alti, momenti bassi.. sempre così. Come faresti, dopotutto, su una montagna russa, a divertirti, se fosse sempre in salita?

Che noia eh?

“La felicità è un fantasma, ne senti il fiato ma non puoi toccarla” questa è una frase di un personaggio interessante, Mezzosangue, un artista.

Penso racchiuda in queste poche parole una verità assoluta. Cos’è la felicità? Un momento euforico? Uno stato di allegria prolungato nel tempo? Abbiamo credo tutti o quasi in mente l’idea o il sogno di felicità come uno stato di serenità costante e permanente che una volta raggiunto diventi un traguardo stabile.

La scala di Maslow, è una scala ben strutturata e piramidale, di quelli che sono i nostri bisogni, in ordine abbiamo per iniziare quelli di base, fisiologici e sicurezza, sopra ci sono quelli psicologici, amore e appartenenza e stima.. in fine il bisogno di autorealizzazione. La regola di questo gioco è, finché non abbiamo soddisfatto il primo, non sentiremo il secondo, e così via.. soddisfi quello prima e si presenta bussando forte entrando a gamba tesa quello dopo.

Tutto ok.. ma ce n’è uno, io lo chiamo l’infame. Quello di autorealizzazione, è come dire.. sfuggevole, impossibile da sfamare. Perché? Ma ovvio, perché a noi piace incasinarci. Che noia eh?

Ogni volta che si raggiunge un traguardo si ha quell’attimo di euforia.. Eddai! Ce l’ho fatta! Ma questa maledetta ha il vizio di trascinarsi via ad un certo punto, lasciandoti su una barchetta, in mare aperto e senza remi e vele, simpatica.

Dopo ogni check point raggiunto deve essercene uno nuovo, subentra l’assuefazione da felicità. È difficile che ciò che ti faccia stare sulle nuvole adesso, tra qualche tempo ti faccia sentire allo stesso modo, ci si abitua e vaccaboia ti annoia. Abbiamo bisogno dell’appiglio dopo nella scalata perché giustamente, da qualche parte si deve arrivare, non possiamo mica stare a penzoloni a guardare il panorama dietro per tutta la vita, no? E si sale, per cosa poi? Niente, riscendere, tornare a casa e accendere Netflix.

Si dice di questo bisogno che sia insoddisfabile, ed è così.. siamo circondati da talmente tanti elementi e viviamo circondati da un ambiente talmente ricco di qualsiasi cosa tu voglia che è facile volere sempre di più. Si avverte sempre il bisogno della novità. Il mondo esterno attrae e non puoi fare altro che corrergli dietro.

Non che sia sbagliato poi eh, essere stimolati a realizzarsi permette di spingersi sempre un pochetto più avanti e alzare sempre di più l’asticella, ma quanto cazzo deve essere alta?!

Vero anche che se non ci fossero alti e bassi non potremmo in nessun modo distinguere gioia da tristezza, deve esserci sempre un picco che inevitabilmente crolla giù ad un certo punto. Come quando soddisfi la voglia di sigaretta, poi torna, sempre.

Vi hanno mai regalato da piccoli un giocattolo che volevate a tutti i costi? Spero vi sia successo almeno una volta. Ricordate come vi siete sentiti? Felici. Eppure il giocattolo dopo è sempre più accattivante di quello prima. Come ho fatto a vivere fino adesso senza quel gioco?? Lo voglio, lo devo avere. Fino al prossimo, poi finirà nella cesta a far numero con tutti quelli che un tempo erano i vostri preferiti.

Con questo voglio dire, vai, corri e insegui la felicità, ti ritroverai alla fine con un fiatone esagerato e una tachicardia mai sentita, accompagnata da un dolore da acido lattico che quando ti alzi dal letto il giorno dopo, padre Pio scende a stringerti la mano.

Piedi nella sabbia.

Il solo sentire la sabbia a contatto con la pelle nuda dei piedi è un respiro ghiacciato. Una boccata di serenità che solo lo sguardo rivolto verso il mare può dare.

Il mare è musa di tante menti. Mi piace pensare che mentre io sono seduta qui a guardare l’orizzonte, c’è qualcuno che dall’altra parte che guarda l’orizzonte rivolto verso di me. Potrei quasi parlarti.

Anzi, parlo proprio a te. Qual è il motivo per cui sei lì? Tristezza, spensieratezza, smaltisci una sbornia? Vorrei farti arrivare le mie parole attraverso le onde.

Non c’è cosa più bella del rumore dell’acqua, le onde sono il battito cardiaco irregolare e ciclico del mare. Se ti è mai capitato di addormentarti a riva te ne sarai accorto. Ho conosciuto grazie ai piedi nella sabbia un sacco di persone, sentito storie di vita, scelte prese in quel preciso istante. Mette in ordine le idee quel suono. Ma il momento più bello per essere davanti a quella distesa infinita è con il buio, sdraiarsi ed avere affianco l’immensità del mare, e sopra quella del cielo. Ti senti così piccolo tra i due colossi. Come da piccolo, quando cammini tra mamma e papà.

È il momento in cui ti apri verso chi hai affianco, lo rende più facile. È una sensazione che auguro a chiunque. È il regalo perfetto da fare a sé stessi.

Siediti e ascoltati.

My way

I rapporti interpersonali sono una delle cose più complicate. Studiate da centinaia di anni, abbiamo ancora difficoltà a capirne le dinamiche. E ci mancherebbe. Ognuno ha la sua idea e dà una forma diversa a questo fenomeno. È affascinante sentirne ogni punto di vista.

Ci sono persone che dividono in categorie ben precise i tipi di rapporto. C’è quello amichevole, quello lavorativo, quello amoroso, quello parentale ecc.. e c’è una scala di importanza e un intensità di sentimenti diversa per ogni tipo di gruppo.

Anche io l’ho sempre vista così, ma da un po’ a questa parte ho iniziato a non rispecchiarmi più in questa visione dei rapporti. Voglio bene ad una marea di persone, ho sicuramente legami e punti d’incontro più forti con qualcuno rispetto che con qualcun altro, ma se mi dovessero chiedere cosa penso dell’amore, io raggrupperei tutte le persone che amo, il mio ipotetico compagno di vita, la mia famiglia, gli amici e così via e li metterei tutti nella stessa cerchia, non capisco come si faccia a dividere l’amore in più categorie, l’amore è amore cazzo! Non c’è distinzione tra quello che puoi provare per tuo marito e quello che provi per il tuo migliore amico, l’unica cosa che cambia è l’attrazione sessuale, che è l’ elemento in più che crea la distinzione tra amicizia, famiglia e moroso.

Abbiamo poi questa visione dell’amore ( rapporto tra partner ) che debba durare in eterno perché così ci hanno insegnato, ci è stato tramandato questo percorso predefinito. Per quanto sia doloroso, è normale fare pezzi di percorso affianco a qualcuno che deve attraversare la tua stessa strada, ma se ad un certo punto uno necessita di cambiare direzione, le strade si dividono. Ognuno deve prendere il percorso più consono per sé stesso. È impossibile ( o quasi ) che due persone abbiano bisogno di seguire in eterno la stessa direzione, o magari semplicemente non ci si trova bene a camminare insieme, siamo tutti diversi, con prospettive diverse e bisogna accettare questa cosa per non perdersi nell’illusione dell’ eterno. Non esiste NULLA di eterno, questo universo non è fatto per ospitare l’eterno. E prima accettiamo questo dato di fatto, prima riusciremo a vedere il mondo con occhi più razionali. Non è facile, entrano in gioco vari fattori mentali che ostacolano questa visione, ovviamente. Ma la nostra mente per quanto fantastica, cerca sempre schemi familiari che già conosce, al nostro cervello non piace elaborare situazioni da cui non è già passato. Proverà sempre a ripetere lo stesso algoritmo perché gli fa comodo. Una persona molto importante per me e per la mia crescita personale non faceva altro che ripetermi “la mente è puttana” e Dio santo quanto aveva ragione!

Abituiamoci a vedere le cose come stanno. Le cose non stanno! Facciamo pace con il nostro cervello pigro e insegnamogli che esiste un mondo al di fuori della briciolina che lui conosce.

Torre di Babele

Partiamo da un fatto appurato. Non potrei mai andare d’accordo con Dio se ci fosse.

Mi hanno sempre detto che bisogna conoscere bene il proprio nemico, dunque, ho provato a leggere la Bibbia. Dopo l’episodio della Torre di Babele ho chiuso rumorosamente il sacro libro e ho detto.. e no eh! E no, e basta!

Noia a parte, dato che la maggior parte delle pagine, almeno fin dove sono arrivata io, descrive alberi genealogici. Per quanto riguarda gli aneddoti raccontati, descrivono un onnipotente infantile, viziato, con manie di grandezza, bipolare e altamente infiammabile di carattere. Un ragazzetto simpatico.

L’episodio della Torre di Babele ne è un chiaro esempio. Gli uomini erano in pace, abitavano la stessa terra e parlavano tutti la stessa lingua. Decisero di iniziare a costruire una città, con all’interno una torre, alta, in modo da avvicinarli al cielo. Al ragazzetto simpatico questa cosa non piace. Si degna di scendere dal suo regno dei cieli con il suo ascensore celeste, con due angeli troppo grossi e tatuati affianco, con gli occhiali da sole, (no in realtà scende da solo, ma a me piace immaginare così la scena) e fa bordello, ma proprio bordello! Decide di interrompere la continuazione del progetto impedendo agli addetti ai lavori di comunicare. Cioè, gli cambia proprio la lingua, gente che fino ad un attimo prima parlava, si capiva, tra un mattone e l’altro facevano una pausa con panino e Moretti e se la chiaccheravano. Adesso non più, perché Dio fa i capricci e non gli va che l’uomo tenti di avvicinarsi al cielo. Risultato, non fu più possibile continuare la costruzione, e grazie! Dopodiché il bullo della situazione si gira sventolando i suoi capelli biondi e lunghi, schiocca le dita ai suoi scagnozzi e se ne va dicendo.. intesi? Fine.

Ma dico io.. che modi sono? Devi essere davvero merda! E mi chiedo.. ma i religiosi che vanno in chiesa ogni domenica, che si presuppone abbiano letto il libro del loro eroe preferito, anche perché è l’unica ” prova” della sua esistenza a detta loro, e vabè.. e dopo aver letto questo, e altre cose spregevoli che ha fatto, come possono ancora essere suoi fan? Voglio dire.. non c’è libro satanico che parla male di Dio quanto la Genesi. Con che coraggio dicono Dio amorevole e misericordioso, ma parlano dello stesso? È una bestia! Più che lui come personaggio, sono i suoi followers che mi turbano. Da un lato li capisco poi, è comodo avere risposte-non risposte nella fede. Non hai il bisogno di farti domande.

Avere fede in una religione è un paracadute, che poi non si apre quando hai bisogno è un altro discorso. È uno scarico di responsabilità, l’ha voluto Dio per me, non posso farci niente. Toglie gran parte del peso della vita secondo me. Non è negativo come appiglio di per sé, credere di essere inermi davanti al volere di qualcun altro, alleggerisce le pene. Dio non ti darà croce che non potrai sostenere. Eh bella frase, tutto il merito a lui, se ce la fai ad uscire da una situazione tragica non è perché sei una forza della natura, no.. è perché Dio ha voluto darti questa pena sapendo che l’avresti superata pretendendo poi il ringraziamento anche.

È più difficile essere atei che credenti. La casualità fa molta più paura di un destino predefinito. Sai che devi lavorarci tu sul tuo percorso, che se le cose vanno male può essere colpa tua, o di un altro, ma sempre tua in ogni caso. In gergo, sono tutti cazzi tuoi. Il credente pensa di poter rimanere immobile aspettando il volere divino. L’ateo sa che deve correre a cercare occasioni o la vita sfugge sbattendosene. Non c’è nessun paradiso, nessun inferno, quando si muore, si muore, si dà vita ai vermi. Non c’è la rassicurante idea di riunirsi a cari, e famiglia, c’è il vuoto più totale. È facile pensare di poter risolvere tutto con una preghiera, hai fatto il tuo dovere, hai chiesto al Grande Capo, ora aspetta a vedere cosa farà per te. Io non ho nessuno a cui rivolgere le mie richieste, io posso solo cercare di capire dove sbattere la testa prima per cercare soluzioni laddove esistono, se esistono.

Ricordo quando da piccolina credevo anche io ci fosse qualcosa lassù, era tutto più rassicurante, i miei dialoghi con lui erano un posto sicuro. Sicuramente avevo meno ansie e deliri. Purtroppo è facile passare dal credere al non credere, ma penso impossibile il processo contrario, almeno per quanto riguarda me. E niente, la mia dopotutto è solo invidia verso chi ha quel paracadute non funzionante ma si butta felice, mentre io mi butto cagandomi addosso, senza.

Domanda per te

Mi è capitato più di una volta di sentire questa frase: “Quando mi sento giù, mi solleva leggere o guardare cose che riguardano l’universo”. Effettivamente uno dei miei emollienti dell’animo è proprio quello. Mi ci sono sempre ritrovata in diversi periodi bassi della mia vita. L’immaginare quanto siamo nulla rispetto allo spazio fa in modo di ridimensionare anche i motivi del malessere probabilmente. Mi ha sempre fatto da leale compagna l’idea della nostra insignificanza rispetto al tutto, ed è personalmente un pensiero rassicurante per quanto abbastanza scontato.

Mi viene in mente un pensiero di Nietzsche, che non ho letto personalmente ma mi è stato spiegato e penso di averne colto il significato. Il concetto dell’eterno ritorno. In pochissime parole, (perché non sono in grado di approfondire a dovere il discorso) dice: cosa faresti se un demone una notte si presentasse nella tua stanza e dicesse.. questa vita che stai vivendo adesso dovrai riviverla infinite volte, e innumerevoli volte già l’hai vissuta. Dispereresti digrignando i denti oppure senti che c’è stato un momento, un solo momento per cui varrebbe la pena rivivere ogni gioia, dolore, e ogni piccolo dettaglio della tua esistenza?

Mi si è catapultato in testa un ricordo, un libro che avevo letto, Le origini dell’ universo. Nel primo capitolo ipotizza tre possibili “finali” per lo spazio. Il primo sostiene che essendo in continua espansione prima o poi gli elementi che lo compongono si allontanerebbero talmente tanto da non riuscire più a generare calore e finirebbe per diventare sempre più buio e freddo. E non sarebbe più in grado di ospitare vita. Il secondo ipotizza che si possa espandere all’infinito ma rimarrebbe pressoché uguale, perché nuovo materiale cosmico andrebbe a sostituire quello esaurito e così via. Il terzo, quello che mi ha fatto pensare quel pezzo di Nietzsche, sostiene che ad un certo punto, finita l’energia dell’espansione ancora in atto dal Big Bang, la materia costituente lo spazio inizierà ad attrarsi sempre di più, e sempre più velocemente fino a scontrarsi in modo catastrofico e creare una nuova esplosione come il Big Bang che conosciamo, e ripartirebbe tutto da capo. Wow..

Ed ecco l’eterno ritorno. Il final season che più mi affascina. Ecco, si ok.. adesso arrivo al punto. Se così fosse, se penso al fatto che la mia vita ad un certo punto possa ricominciare da capo, identica in ogni dettaglio non so sinceramente come la prenderei. Adesso come adesso forse non mi dispiacerebbe, ma non so cosa mi riserva il futuro, con la sfiga che ho sempre appoggiata sulle spalle a sibilarmi nelle orecchie, non parto da buonissimi propositi. È una domanda a cui non saprei minimamente rispondere, è complesso, non sarebbe più un vivere spensierato. Ogni piccola azione che che andremmo a compiere, cambierebbe di significato, perché sarebbe fatta solo in funzione della successiva esistenza, nella speranza di rendere questa vita il più rivivibile possibile, e di conseguenza ogni vita sarebbe vissuta per rendere piacevole quella dopo, senza godersi quella attuale, e così in eterno..che ansia! È un paradosso. Nietzsche sostiene che solo il Superuomo sarebbe in grado di sopportare il peso di questa consapevolezza, perché ha accettato completamente ciò che è, ed è diventato ciò che è. Diventa quello che sei, dice, ma non ha lasciato nessun manuale d’istruzioni per renderlo possibile. E a te.. turberebbe?

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